In questo blog,
voglio parlare dei primi capitoli di “Lei, che sono io” da Ammendola. È nuovo
per me di leggere una storia in italiano e anche in spagnolo, la lingua del
paese in cui la storia succede, Argentina.
I primi capitoli
sono semplici, ma sempre interessanti. La storia comincia con il narratore,
Clementina Sandra, descrivendo la sua famiglia e dove abita. La sua famiglia è
di origine italiana, ma i suoi genitori hanno emigrato in Argentina negli anni
’50 e ’60, quando c’era lavoro per tutti. Da bambina, lei frequentava una
scuola parrocchia, dove c’erano altre bambine italiane. Quando Sandra ha detto
alla madre di Claudia, un’altra figlia italiana, che suo padre era d’Italia,
lei ha detto che lui era “della terronia.”
È una parola spregiativa, per descrivere gli abitanti del sud d’Italia,
con una connotazione negativa. Dopo aver detto al suo padre cos’è successo,
Sandra è stata vietata di andare più a casa di Claudia. Pero, per Sandra,
questa parola non valeva niente.
Ci sono altre
piccole storie di Sandra, per esempio quando lei descriva come in Argentina,
lei andava a scuola solo nel pomeriggio, perché i bambini erano separati in due
gruppi. Anch’io andava alla scuola materna da mezza giornata, ma aveva sempre
la babysitter. Qualcosa di più, da bambino giocava i giochi al fuori simile a
quelli che giocava Sandra. Secondo me, giocare al fuori è un aspetto
caratteristico dell’infanzia.
Quando leggevate
la storia, avete notato qualche differenza o similarità fra l’infanzia di
Sandra e la vostra? La nonna di Sandra vive sempre in Italia e ha viaggiato in
Argentina per vederla. Abitavate vicino alla famiglia o lontano?
